Note storiche

a cura di Pasquale Giustiniani

1Dopo la demolizione del 1810 del precedente tempio napoletano dei Minimi (San Luigi a Palazzo, fondato di fatto da san Francesco), avvenuta a seguito della distruzione imposta da Gioacchino Murat e dal dominio francese, l’Ordine dei Minimi sarà ricostituito solamente nel 1814, stante “la intenzione, espressa con voto dal Sovrano, di costruire un grandioso tempio a san Francesco di Paola sul luogo medesimo dove già sorgeva la chiesa di S. Luigi a Palazzo, se il Santo gli avesse impetrato la riconquista del Regno” (1). La fabbrica della basilica di piazza Plebiscito, che oggi ammiriamo, sarà terminata nel 1831 e, così, il nuovo tempio “fu aperto al culto per ordine di S.M. Ferdinando II e nel 1836 fregiato del titolo di Basilica dal Pontefice Gregorio XVI” (2). Alla data del 20 agosto 1852 la neonata provincia religiosa contava quaranta religiosi, “distinti in ventitré sacerdoti, tre chierici e quattordici fratelli” (3). Dopo la visita apostolica del 1952, fu proposta l’autonomia della Provincia della Stella, distinguendone i conventi della Campania e della Sicilia in quasi-provincia di S. Maria della Stella (4), ma la proposta diverrà operativa solamente sei giorni dopo il 7 dicembre 1955 (data della supplica) (5). Oggi, al 2019, la Provincia religiosa di S. Maria della Stella è una delle tre Province italiane dell’Ordine dei Minimi; questa della Stella comprende la Campania, la Sicilia e la Repubblica Democratica del Congo ed è “corretta” oggi, a livello provinciale, da fra’ Saverio Cento.

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(1) A. Bellantono, La Provincia napoletana dei Minimi, Curia Generalizia dell’Ordine dei Minimi, Roma 1964, 12.

(2) Ivi, 13. 

(3) Ivi, 15.

(4) Ibidem.

(5) “Da allora la Provincia Napoletana dei Minimi denominata di ‘Santa Maria della Stella’ dalla sede provincializia riprendeva il proprio posto nell’Ordine riallacciandosi per istoria e tradizioni alla primitiva ‘Provincia di Napoli’ o ‘di Terra di Lavoro’, o di ‘Campania’” (Ivi, 27).

2Gli storici dell’Ordine dei Minimi ricordano anche il convento di Maria SS. di Pozzano, fondato nel 1477; il convento dei ss. Luigi e Martino in Napoli – o anche convento di san Luigi a palazzo -, nel già citato luogo, a ridosso di san Martino, dove sorgeva un romitorio Minimo, comprato direttamente dal santo di Paola nel suo viaggio verso la Francia, dove si spegnerà. Il santo, infatti, in viaggio verso la Francia, passò per Napoli, e il 27 febbraio 1483, a seguito di una donazione economica del monarca aragonese Ferrante, mise appunto gli occhi su un sito che, benché incolto e solitario, egli aveva previsto che sarebbe diventato “il centro più nevralgico e più aristocratico della città” (6). Lo spirito minimo e di perfetta carità, seminato da san Francesco, prima per se stesso e poi per altri sarebbe giunto fino a livelli disciplinari rigorosi, che di fatto perseguono quell’ansia di riforma della vita cristiana e della vita religiosa monastica, i cui accenni erano presenti in Calabria già in età umanistica e che, a livello ecclesiale generale, saranno sanciti dalle scelte riformate cattoliche del concilio di Trento, che tanta parte ha ancora nella riflessione teologica, e non soltanto sul piano storico. Si potrebbe tranquillamente affermare che il Concilio di Trento abbia rappresentato uno degli snodi più significativi della storia della Chiesa moderna, dando concretezza e sistematicità – pur tra numerose difficoltà e inconvenienti vari – a un anelito di riforma della Chiesa largamente condiviso e, peraltro, sollecitato anche dall’enfasi riformata protestante sul rinnovamento generale, attivando la successiva e graduale formazione di un modello ecclesiale destinato a durare nei secoli (7). Ma a nessun soggetto ecclesiale più che al clero si rivolse la premura riformatrice dei padri tridentini, consapevoli dei gravi problemi di formazione pressoché inesistente del futuro clero, nonché della vita dissoluta (anche in senso sessuale) di molti preti in cura d’anime, a volte più dediti al vino, alle donne, ai soldi che alla vita liturgica, che anzi, nel corso delle celebrazioni liturgiche pronti a trattenersi in piazza con gli altri scioperati del quartiere (8). Il Concilio stabilisce così che nei seminari siano ammessi «i ragazzi di almeno dodici anni, nati da legittimo matrimonio, sufficientemente capaci di leggere e di scrivere e la cui indole e volontà faccia sperare della loro perpetua fedeltà ai ministeri ecclesiastici. Il concilio vuole che si scelgano soprattutto i figli dei poveri, senza però escludere i figli dei ricchi, purché si mantengano da sé e dimostrino impegno nel servizio di Dio e della chiesa» (9).

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(6) A. Bellantono, La Provincia napoletana dei Minimi, Curia Generalizia dell’Ordine dei Minimi, Roma 1964, 5.

(7) F. Cardini, La magia nella predicazione popolare del Quattrocento, in San Francesco di Paola. Chiesa e società del suo tempo. Atti del Convegno internazionale di studio, Paola, 20-24 maggio 1983, Curia Generalizia dell’Ordine dei Minimi, Roma 1984, 83-94, 84.

(8) H. JEDIN, «L’importanza del decreto tridentino sui seminari nella vita della Chiesa», in Seminarium, XV (1963) 3, 401.

(9) Ibidem.

3La volontà di diventare eremita, né diacono né prete, che Francesco da Paola manifesta ai suoi genitori, lo porta ad inaugurare un movimento di riforma penitente di tipo laicale (10). Non è un caso che un breve di Innocenzo VIII, indirizzato al re di Francia Carlo VIII, inviti il Paolano a prendere, per il movimento penitente, i tratti di vita di Frater Amedeus, ovvero l’autore della Apocalypsis nova, nella quale primeggia la figura del Pastor Angelicus, che riporterà la chiesa ai suoi splendori originari, in quanto vacabit divinis, canonens et antiquas patrum consuetudines observabit, insomma “prepara i tempi nuovi attraverso la riconquista degli antichi valori” (11). Del resto, proprio in una Francia, dove il santo Paolano si reca nell’ultima parte della vita, le voci di Jean Standonck, Elie de Bourdeilles (arcivescovo di Tours), erano piuttosto isolate nel richiamare alla povertà, mentre la vita e il vitto frugale di quell’eremita calabrese rappresentano un grande richiamo ai cristiani alla sobrietà e alla povertà. Nella stesura della Regola del 1474, si parla del Correttore (ovvero il Superiore) come uno che deve “essere doctus, esperto, saggio, meur, pieno di carità, puro e netto, sollecito, umile di coraggio, paziente, giusto, misericordioso, diligente e capace di vegliare supra suo grege, onesto, casto e pieno di virtù, buon parlatore, ricco d’autorità, specchio ed esempio di buona vita e di ogni bontà” (12). Beatificando il fondatore dei Minimi, papa Leone X potrà dunque affermare che “l’Ordine dei Minimi era il più castigato di tutti anche al presente” (13).

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(10) G. Fiorini Morosini, San Francesco di Paola e il suo movimento penitente nella Chiesa del secolo XV, in San Francesco di Paola. Chiesa e società del suo tempo, cit., 124-154, 125.

(11) Ivi, 132.

(12) E.-R. Labande, Richesse et pauvreté à la fin du XV siècle, in San Francesco di Paola. Chiesa e società del suo tempo, cit., 262-281, 268.

(13) Ivi, 3.

4Disciplinato, dedito alla preghiera, alla vita quaresimale e allo studio. Non è un caso che il fondatore della filosofia moderna, René Descartes, abbia scelto un Minimo, padre Marin Mersenne quale suo revisore e corrispondente. Teologo e scienziato francese (1588-1648), questo Minimo – oggi rilanciato dalla nostra Associazione – ha il merito d’inserire nel dibattito l’idea della correlazione tra la nuova scienza meccanicistica (che è una scienza delle leggi esatte) e la difesa della religione (la quale, per continuare a credere nel miracolo ha appunto bisogno di leggi fisiche). Di qui i suoi studi sui numeri primi, sulle leggi dell’acustica, che lo condussero fino a poter essere chiamato le secrétaire de l’Europe savante, ovvero intermediario tra i più grandi scienziati del Seicento, tra i quali Galileo, Gassendi, Hobbes, Roberval e, in particolare, consulente teologico di Cartesio.

5Clemente XII, il 6 settembre 1738, procla¬mò Francesco da Paola patrono principale del Regno delle Due Sicilie, su richiesta del re Carlo VII di Borbone; Pio XII, il 27 marzo 1943, lo riconobbe patrono delle associazioni preposte alla cura della gente di mare, delle società di navigazione e di tutti i marittimi d’Italia. Infine, San Giovanni XXIII, il 2 giugno 1962, sulla soglia del Vaticano II, lo proclamò patrono principale della regione Calabria, con il breve Lumen Calabriae. Il 24 aprile 1990 San Francesco di Paola sarà infine nominato ambasciatore Unicef per la difesa dei diritti dell’infanzia.

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